◆ In breve
Il formato si sceglie dal tavolo, non dal contenuto: su un tavolino da bar un A3 non ci sta, e un menu che ingombra viene appoggiato per terra. La plastificazione trasforma il menu in un oggetto lavabile — ed è quasi sempre l'unica scelta sensata in sala: soft-touch antimacchia se il locale è curato, opaca se ci sono faretti, lucida solo con luce controllata. Gli allergeni vanno indicati: è un obbligo di legge, e sul menu si risolve con i simboli accanto ai piatti più una legenda. Il consiglio che fa risparmiare di più: progettalo perché i prezzi si possano cambiare senza ristampare tutto. Da 50 a 1.000 copie, pronti in giornata.
Il formato lo decide il tavolo
Il menu è l'unico stampato che il cliente tiene in mano mentre è seduto a un tavolo apparecchiato, e quello spazio è più stretto di quanto sembri a chi lo progetta a computer.
- A4 verticale — la misura standard: sta accanto a un piatto, si legge senza aprire le braccia, entra in un portamenu. Regge una carta da venti-trenta piatti.
- A4 doppia colonna o pieghevole — quando le portate sono molte o il menu è bilingue: la seconda colonna evita di stampare due menu separati.
- A3 piegato in due — dà respiro e fa impressione, ma su un tavolo da due persone occupa metà del piano. Ha senso nei ristoranti con tavoli ampi, non in trattoria o al bar.
- Copertina rigida — il menu che resta al locale per anni, con le pagine interne sostituibili. È un investimento diverso: costa di più e comunica un livello.
Una prova che costa un minuto e che quasi nessuno fa: stampa una bozza a misura reale e appoggiala sul tavolo del tuo locale, con sopra un piatto e un bicchiere. Metà delle scelte di formato cambiano dopo quella prova.
E una nota sulla carta dei vini: tenerla separata dal menu dei piatti è quasi sempre meglio. Si aggiorna con tempi diversi, la consulta un'altra persona al tavolo, e un unico menu troppo spesso non lo apre nessuno fino in fondo.
Plastificare: quale finitura e perché
Soft-touch antimacchia
La scelta dei locali curatiSuperficie vellutata al tatto, opaca alla vista, e la pellicola respinge le macchie di unto e vino.
- Pro: si pulisce con un panno umido, non riflette, e la mano lo percepisce subito come qualcosa di curato
- Contro: costa più delle altre
È la scelta giusta quando il menu passa in centinaia di mani a settimana e il locale vuole che si veda la cura.
Opaca
Se in sala ci sono farettiNessun riflesso: si legge sotto qualunque luce, anche con i faretti puntati sui tavoli o con una vetrata alle spalle.
- Pro: leggibilità sempre, costo contenuto
- Contro: i colori sono leggermente più morbidi rispetto alla lucida
È la scelta più sicura se non sai come sarà illuminata la sala fra sei mesi.
Lucida
Solo con luce controllataColori pieni e fotografie che risaltano: se il menu contiene immagini dei piatti, la lucida le valorizza più di ogni altra.
⚠️ Ma riflette, e sotto un faretto il cliente deve inclinare il menu per leggere. Va bene in locali con luce diffusa e bassa, non in una sala con illuminazione puntata.
Trattiene anche le impronte, che su un menu maneggiato di continuo si vedono.
Senza plastificazione
Solo se il menu è usa e gettaHa senso in un caso solo: il menu del giorno, stampato la mattina su carta semplice e buttato la sera. Lì plastificare non serve e sarebbe uno spreco.
In tutti gli altri casi il menu non plastificato dura una settimana: assorbe l'unto delle dita, si macchia al primo bicchiere e si accartoccia ai bordi.
Gli allergeni: come si mettono su un menu
Indicare gli allergeni è un obbligo di legge per chi somministra alimenti, e riguarda quattordici sostanze individuate dal regolamento europeo (UE 1169/2011): fra queste glutine, crostacei, uova, pesce, arachidi, soia, latte, frutta a guscio, sedano, senape, sesamo, anidride solforosa e solfiti, lupini, molluschi.
Sul menu stampato la soluzione che funziona meglio è la più semplice: un simbolo o una sigla accanto a ogni piatto, più una legenda ben visibile — non in fondo in corpo 5, ma in un punto dove chi cerca la trova. In alternativa si usa una dicitura che rimanda a un documento consultabile, che deve però essere davvero disponibile e aggiornato: quella riga da sola, senza il documento dietro, non basta.
⚠️ Cosa contiene ogni piatto lo sa il locale, non il tipografo. Noi stampiamo quello che ci dai: l'elenco degli allergeni per piatto va preparato — e tenuto aggiornato quando cambia una ricetta o un fornitore — da chi cucina. Se hai dubbi su come formularlo, verificalo con chi ti segue prima di stampare la tiratura.
Due accortezze pratiche:
- La legenda va ripetuta su ogni facciata dove ci sono piatti, non solo sulla prima. Chi apre il menu a metà non torna indietro a cercarla.
- I simboli devono restare leggibili dopo la riduzione: se sul file sono chiari ma stampati diventano puntini, l'informazione c'è ma non è accessibile — e tanto vale non averla messa.
Progettarlo perché i prezzi possano cambiare
È il consiglio che fa risparmiare più di ogni altro, e va dato prima di impaginare, perché dopo non si recupera.
I prezzi cambiano — per stagione, per costo delle materie prime, per un piatto che esce di carta. Se il prezzo è incastonato dentro la grafica, ogni ritocco è una ristampa completa del menu. Se invece il menu è pensato per cambiare, cambi una pagina.
Tre modi, dal più semplice al più strutturato:
- La pagina dei prezzi separata. Piatti e descrizioni su una facciata, la lista con i prezzi su un'altra: si ristampa solo la seconda.
- Il menu a copertina rigida con pagine sostituibili. La copertina resta al locale per anni, le pagine interne si cambiano quando serve. È la soluzione più elegante per chi cambia carta ogni stagione.
- L'inserto del giorno. Un foglietto A5 stampato la mattina — pesce del giorno, specialità, suggerimenti dello chef — che si infila nel menu fisso. Costa pochissimo e toglie pressione al menu principale.
Sulle quantità: stampiamo da 50 a 1.000 copie. Per un locale, la tentazione è ordinare tanto perché il costo unitario scende; ma se il menu cambia in autunno, cinquanta copie in più a marzo sono cinquanta copie da buttare. Meglio due tirature ragionate che una grande e sbagliata.
Ultima cosa: se hai bisogno di due lingue, valuta un'unica pagina a doppia colonna invece di due menu separati. Costa meno, si aggiorna una volta sola, e il cliente straniero non deve chiedere il menu "in inglese" — che è un piccolo attrito in meno all'inizio della serata.
Domande frequenti
Quale formato scegliere per il menu di un ristorante?
Lo decide il tavolo: l'A4 verticale è lo standard e regge venti-trenta piatti; l'A4 a doppia colonna o pieghevole serve con molte portate o per il bilingue; l'A3 piegato ha senso solo con tavoli ampi, perché su un tavolo da due occupa metà del piano. Prova sempre una bozza a misura reale sul tavolo del tuo locale.
Conviene plastificare il menu?
Quasi sempre sì: senza plastificazione un menu dura una settimana, perché assorbe l'unto delle dita e si macchia al primo bicchiere. Soft-touch antimacchia per i locali curati, opaca se in sala ci sono faretti, lucida solo con luce diffusa. L'unica eccezione è il menu del giorno, stampato la mattina e buttato la sera.
Come si indicano gli allergeni sul menu?
È un obbligo di legge e riguarda le quattordici sostanze del regolamento UE 1169/2011. Sul menu stampato funziona meglio un simbolo accanto a ogni piatto più una legenda ben visibile, ripetuta su ogni facciata con i piatti. ⚠️ Cosa contiene ogni piatto lo sa il locale: l'elenco va preparato e aggiornato da chi cucina, noi stampiamo quello che ci date.
Come faccio a cambiare i prezzi senza ristampare tutto il menu?
Progettandolo prima: una pagina dei prezzi separata dalle descrizioni, un menu a copertina rigida con pagine interne sostituibili, oppure un inserto del giorno in A5 per specialità e pesce fresco. Se il prezzo è incastonato nella grafica, ogni ritocco è una ristampa completa.
Fate anche l'impaginazione del menu?
Sì, con lo studio grafico interno: impaginazione da zero o una gabbia che poi riusate a ogni cambio di carta. Stampiamo da 50 a 1.000 copie e i menu sono pronti in giornata. Se il locale è fra Vaticano, Borgo Pio, Castel Sant'Angelo o Prati, la consegna la facciamo a piedi.
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