◆ In breve
Il formato standard italiano è 85 × 55 mm. Al file servono tre cose: 3 mm di abbondanza su ogni lato (il disegno deve sbordare, perché la taglierina non è chirurgica), 4 mm di margine di sicurezza dentro cui tenere testi e logo, e i colori in CMYK a 300 dpi. Se il file arriva in RGB lo convertiamo noi, ma i colori accesi — i blu elettrici, i verdi fluo — si spengono un po': meglio saperlo prima. Da 100 pezzi su patinata 350 g partiamo da € 15 solo fronte, € 20 fronte-retro.
Il formato: 85 × 55, e perché conta
In Italia il biglietto da visita standard misura 85 × 55 mm. Non è una convenzione estetica: è la misura che entra nel portafoglio, nei portabiglietti e nelle tasche dei raccoglitori, ed è quella che si aspetta chi lo riceve.
Esistono altri formati e li stampiamo volentieri — 90 × 50 mm (europeo, un po' più affusolato), 89 × 51 mm (americano, quello che trovi nei template internazionali), il quadrato 55 × 55 o i formati mini per chi vuole farsi notare. Ma tienilo presente: un formato fuori standard non entra nei portabiglietti, e un biglietto che non si archivia si butta.
Un consiglio dal banco: se ordini biglietti per una fiera all'estero, controlla il formato del paese. In Giappone il meishi è 91 × 55 mm e si scambia con due mani — un biglietto italiano lì si nota, ma non sempre nel modo giusto.
Le tre misure che salvano il file
Abbondanza: 3 mm oltre il bordo
Il disegno deve sbordare- Che cos'è: il disegno prosegue oltre la linea di taglio, per 3 mm su ogni lato
- Formato con abbondanza: 91 × 61 mm invece di 85 × 55
- Perché serve: i fogli si tagliano a pila e la lama ha una tolleranza di qualche decimo. Senza abbondanza, uno spostamento minimo lascia un filo di bianco sul bordo
Se il fondo è bianco l'abbondanza non serve: il bianco confina con il bianco e nessuno se ne accorge.
Sicurezza: 4 mm verso l'interno
Dove NON mettere niente- Che cos'è: una cornice interna di 4 mm dal taglio
- Cosa ci va dentro: niente di importante — né testo, né logo, né numeri di telefono
- Perché: la stessa tolleranza che mangia l'abbondanza può avvicinare il taglio al testo. Un numero di telefono a un millimetro dal bordo sembra un errore anche quando è tagliato perfettamente
Se il tuo indirizzo arriva fin quasi al bordo, la soluzione non è tagliare meglio: è rientrare.
Risoluzione: 300 dpi alla misura vera
Non basta il numero di pixel- Regola: 300 dpi alla dimensione di stampa, non alla dimensione originale del file
- In pratica: un logo largo 8 cm sul biglietto deve essere almeno ~950 pixel di larghezza
- Il logo preso dal sito è quasi sempre a 72 dpi: sullo schermo è nitido, stampato sfoca
Meglio ancora: un file vettoriale (PDF, AI, EPS, SVG). Il vettoriale non ha risoluzione, si stampa nitido a qualunque dimensione. Se hai solo il PNG del logo, lo ridisegniamo noi.
CMYK, e il nero che non è nero
Lo schermo lavora in RGB e mescola luce; la stampa lavora in CMYK e mescola inchiostri. Sono due mondi con confini diversi: i colori più accesi dell'RGB — il ciano elettrico, il verde fluo, l'arancio acceso — semplicemente non esistono in quadricromia, e in stampa arrivano un po' più spenti. Non è un difetto della macchina: è la differenza fra luce e pigmento. Se il tuo marchio ha un colore preciso, portacelo scritto (il codice Pantone o il valore CMYK) e lo tariamo.
Poi c'è la questione del nero, che sorprende quasi tutti. Il nero semplice (K 100, gli altri a zero) su un fondo grande appare grigiastro, opaco. Il nero ricco, con un po' di ciano, magenta e giallo sotto (per esempio 60/40/40/100), è profondo e pieno.
⚠️ Ma vale il contrario per i testi piccoli: un testo di corpo 8 in nero ricco richiede che quattro inchiostri si sovrappongano perfettamente, e basta un decimo di scarto per vedere una frangia colorata attorno alle lettere. Il testo piccolo va sempre in nero semplice, K 100. Fondi neri in nero ricco, scritte in nero secco: è la regola che risolve il 90% dei biglietti che sembrano "sfocati" senza esserlo.
Le carte e le finiture, in parole povere
La grammatura di riferimento è 350 g: è la consistenza che ci si aspetta da un biglietto, quella che non si piega fra le dita. Sotto i 300 g il biglietto sembra un santino; sopra i 400 g fa fatica a entrare in certi portabiglietti.
- Patinata lucida — i colori risaltano, le foto rendono. Prende le impronte, e sopra non si scrive.
- Patinata opaca — la scelta più diffusa: elegante, senza riflessi, si legge bene sotto qualunque luce.
- Carta naturale (uso mano) — superficie ruvida e calda, un po' "da libro". Bellissima per studi professionali e artigiani; i colori risultano più tenui perché la carta assorbe.
- Plastificazione opaca soft touch — quella vellutata al tatto. Costa di più e si sente in mano: se il biglietto deve essere ricordato, il tatto lavora più della grafica.
Un dettaglio che sfugge: se pensi di scriverci sopra — un numero di cellulare, un appuntamento — evita la lucida e la plastificata, perché la penna scivola. Chi lascia il biglietto con l'orario dell'appuntamento scritto a mano dovrebbe stampare su naturale.
Gli errori che vediamo più spesso
Sono cinque, si ripetono da vent'anni e si evitano tutti in due minuti.
Il file senza abbondanza
È il primo in classifica. Il fondo colorato finisce esattamente sul taglio e la stampa esce con un filo bianco su un lato. Rimedio: rifare il file a 91 × 61 mm con il fondo che sborda.
Il PDF senza font incorporati
Il file si apre da noi con un carattere diverso e nessuno se ne accorge finché non è stampato. Rimedio: esporta in PDF/X, oppure converti i testi in tracciati.
Il logo preso dal sito
Nitido a schermo, sgranato in stampa: era a 72 dpi. Rimedio: chiedi al grafico il vettoriale, o portacelo e lo ridisegniamo.
Il testo microscopico in nero ricco
Le lettere sembrano avere un'ombra colorata. Rimedio: tutto il testo sotto i 12 punti in nero semplice, K 100.
Il fronte-retro girato dal lato sbagliato
Sembra una banalità, ma capita: il retro va girato sul lato lungo, altrimenti esce capovolto. Rimedio: dillo nel messaggio quando mandi il file, oppure manda un PDF di due pagine nell'ordine giusto.
Domande frequenti
Qual è il formato standard dei biglietti da visita in Italia?
85 × 55 mm. È la misura che entra in portafogli e portabiglietti, ed è quella che stampiamo se non ci dici altro. Con l'abbondanza il file va costruito a 91 × 61 mm. Stampiamo anche 90 × 50 mm (europeo), 89 × 51 mm (americano) e formati quadrati o mini, ma ricorda che un formato fuori standard non si archivia.
Posso portare un file fatto con Canva?
Sì, e ne arrivano tanti. Due accortezze: esporta in PDF per la stampa (non l'immagine JPG) e attiva l'opzione segni di taglio e abbondanza, che Canva offre nell'esportazione. Se il file arriva senza abbondanza possiamo comunque stamparlo, ma il disegno va leggermente ingrandito e qualcosa ai bordi si perde: meglio esportarlo bene.
Quanto costano 100 biglietti da visita?
Su carta patinata 350 g si parte da € 15 per 100 pezzi solo fronte e € 20 fronte-retro. Il costo a pezzo scende parecchio con la quantità: chi ne ordina 500 spende molto meno del quintuplo. Le finiture speciali — plastificazione soft touch, vernice a rilievo — si quotano a parte.
In quanto tempo sono pronti?
Con il file già a posto, in giornata, e per le urgenze anche in un'ora. Se il file va sistemato o il logo va ridisegnato serve un passaggio di grafica in più: ti diciamo subito quanto tempo e quanto costa, prima di iniziare.
Meglio carta lucida o opaca?
Opaca nel dubbio: si legge sotto qualunque luce, non riflette e non trattiene le impronte. Lucida se il biglietto ha una fotografia o colori che devono risaltare. Naturale se ti aspetti che qualcuno ci scriva sopra, perché sulle patinate la penna scivola.
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