◆ Guide tesi
Ringraziamenti Tesi: Esempi Pronti da Copiare (2026)
Esempi pronti di ringraziamenti per la tesi: relatore, genitori, partner e amici. Come scriverli, il tono giusto e dove inserirli.
GUUG · giugno 2026
◆ In breve
I ringraziamenti vanno in apertura della tesi, subito dopo il frontespizio, e occupano 1-2 pagine. Si ordinano dalla sfera professionale a quella personale e il tono deve essere sincero e specifico, mai formule generiche copiate. Ordine consigliato: relatore (ed eventuale correlatore), famiglia, partner, fratelli e sorelle, amici, e — opzionale — te stesso/a.
Cosa sono i ringraziamenti della tesi
I ringraziamenti sono la sezione più letta della tesi di laurea. Ironicamente: relatore, commissione, parenti e amici la leggono integralmente, mentre il resto del volume — su cui avete sudato per mesi — viene sfogliato. Per questo merita di essere scritta con cura.
Questa guida raccoglie esempi pratici di ringraziamenti tesi divisi per destinatario, consigli concreti su tono e lunghezza, e una sezione finale con i sei errori più comuni che vediamo passare ogni anno tra le tesi che stampiamo a Roma. Tutti gli esempi sono spunti da adattare al tuo rapporto reale con le persone che vuoi ringraziare: copiarli pari pari farebbe l'effetto opposto a quello voluto.
La struttura ideale è semplice: una pagina o due massimo, in apertura della tesi (subito dopo il frontespizio e l'eventuale dedica), con i destinatari ordinati dalla sfera professionale a quella personale.
L'ordine consigliato dei destinatari
Nessuno deve includere tutti: scegli i destinatari rilevanti per la tua storia. L'ordine consigliato va dalla sfera professionale a quella personale:
- Relatore (ed eventuale correlatore) — tono formale, cita un contributo concreto.
- Famiglia (genitori) — personale, con un dettaglio reale del sostegno ricevuto.
- Partner — intimo ma misurato.
- Fratelli e sorelle — affettuoso, riconosce la complicità.
- Amici (di università e di sempre).
- Te stesso/a — opzionale, un breve riconoscimento del proprio percorso.
Puoi adattarlo se la tua situazione lo richiede (per esempio, ringraziare prima la famiglia se è stato il loro sostegno il fattore principale del tuo percorso).
I destinatari principali, con esempi
Sette destinatari, con un esempio pratico per ognuno. Usali come spunto, non come modello da copiare: più i ringraziamenti suonano tuoi, meglio funzionano.
Al relatore (formale, sempre per primo)
Sempre per primoIl ringraziamento al relatore (e correlatore se presente) apre sempre la sezione. Toni formali ma sinceri: l'accademia apprezza la concretezza, non l'adulazione retorica. Citate un contributo specifico ricevuto, non solo "la sua disponibilità".
Esempio: "Desidero esprimere la mia più sincera gratitudine al Professor [Nome Cognome], relatore di questa tesi, per la fiducia accordatami nello scegliere un argomento sfidante e per la guida scientifica costante. I suoi suggerimenti metodologici nei momenti critici della ricerca, in particolare durante la fase di analisi dei dati, sono stati determinanti per la qualità del lavoro. Un ringraziamento va anche al Professor [Nome Correlatore] per aver supervisionato con attenzione il capitolo dedicato a [argomento specifico]."
Alla commissione e ai correlatori
Per tesi di dottoratoPer le tesi di dottorato: nominate ciascun membro della commissione, con un contributo specifico per persona. Per le tesi magistrali è sufficiente una sola frase.
Esempio: "Ringrazio inoltre il Professor [Nome] e il Professor [Nome] della mia commissione, le cui domande durante la discussione del progetto mi hanno costretto a riflettere con attenzione sull'impostazione della ricerca, e il Dott. [Nome] per il primo riscontro sul modello statistico."
Alla famiglia (genitori, mamma, papà)
Subito dopo il relatoreSubito dopo il relatore, i ringraziamenti alla famiglia sono di solito i più letti durante la discussione. Personalizzateli: invece di formule generiche ("vi voglio bene") raccontate un dettaglio concreto del sostegno ricevuto durante gli studi.
Esempio: "Ringrazio i miei genitori, [Nome] e [Nome], per avermi dato la possibilità di studiare e per non avermi mai fatto sentire il peso economico di questi anni. Mamma, grazie per le telefonate alle 7 di mattina prima di ogni esame, e per quel 'vai tranquilla, hai studiato' che valeva più di mille ripassi. Papà, grazie per non aver mai messo in discussione le mie scelte, anche quando cambiare facoltà sembrava una follia. A voi questa tesi, che è anche un po' vostra."
Al partner (fidanzato, fidanzata, marito, moglie)
Intimo ma misuratoSe il rapporto era già consolidato prima della tesi, il ringraziamento al partner ha un suo posto naturale dopo la famiglia. Il tono migliore è intimo ma misurato: la tesi resta un documento accademico letto da relatori e parenti, non una lettera d'amore privata.
Esempio: "A [Nome], compagn* di questi anni intensi e di tante notti passate a sentirmi ripetere lo stesso capitolo dieci volte. Grazie per la pazienza nelle settimane in cui ero insopportabile, per i pranzi portati alla scrivania quando mi dimenticavo di mangiare, per aver sempre creduto in questo lavoro anche più di me. Una pagina del libro più bello che stiamo scrivendo insieme."
A fratelli e sorelle
Un destinatario spesso sottovalutatoI ringraziamenti a fratelli e sorelle sono fra i più cercati ("ringraziamenti tesi sorella", "ringraziamenti tesi fratello"): è un destinatario importante che spesso si tende a sottovalutare. Funziona meglio un tono affettuoso che riconosce la complicità, anche scherzosa, dell'infanzia condivisa.
Esempio: "A mia sorella [Nome], complice di una vita intera. Grazie per le risate quando il mondo crollava, per i consigli mai chiesti ma sempre giusti, per essere stata la prima a credere che ce l'avrei fatta — anche nei giorni in cui io non ci credevo affatto. Sapere che ci sei sempre, comunque vada, è il regalo più grande di questi anni."
Agli amici (di università e di sempre)
Distingui i due gruppiDistinguete tra amici di università (compagni di corso) e amici di vecchia data: hanno ruoli diversi nel vostro percorso. Per i compagni di corso citate sessioni di studio condivise, esami sostenuti insieme, momenti di sconforto superati. Per gli amici di sempre, il ricordo di chi c'era prima della carriera accademica e ci sarà dopo.
Esempio: "A [Nomi], compagn* di banco e di sessioni d'esame infinite: senza di voi questi anni sarebbero stati matematicamente impossibili. Ai miei amici di una vita — [Nomi] — grazie per non avermi fatto sentire un alieno quando sparivo per settimane sotto i libri, e per essere sempre lì appena rispuntavo fuori. Ognuno di voi ha lasciato un segno in queste pagine, anche senza saperlo."
A te stesso (trend recente, sempre più frequente)
Da scrivere con misuraDa qualche anno è diventato comune chiudere i ringraziamenti con una dedica a sé stessi. Non è autoreferenzialità: è il riconoscimento del lavoro silenzioso fatto su di sé durante gli anni di studio, dei momenti difficili attraversati e delle resistenze interne superate. Va scritto con misura, in poche righe.
Esempio: "Infine, a me stess*. Per non aver mollato nei mesi in cui sarebbe stato facile farlo. Per aver imparato a chiedere aiuto quando serviva, e a stare con le proprie fragilità senza giudicarle. Per aver attraversato fasi che non avrei creduto di superare. Questa tesi è anche una piccola promessa: continuare a credere che, comunque vada, ne sia valsa la pena."
La "special mention": cos'è e quando usarla
Una special mention è un ringraziamento breve ed enfatizzato — di solito collocato verso la fine della sezione — che isola una persona (a volte due) per una gratitudine particolare. Si distingue dal normale elenco di ringraziamenti perché ha un peso proprio: la formula stessa segnala al lettore che questa persona conta più di una riga, ma meno di un capitolo. È comune nella tradizione accademica anglosassone ed è ormai standard nei corsi internazionali; gli studenti italiani che scrivono la tesi in inglese (Sapienza, LUISS, John Cabot, AUR, NABA) la usano abitualmente.
Quando è appropriata:
- Un familiare che non c'è più e che ha segnato il tuo percorso senza vederne la conclusione.
- Un relatore il cui contributo è andato ben oltre quanto richiesto istituzionalmente.
- Un partner la cui presenza costante ha reso possibile l'intera impresa.
- Un mentore fuori dalla struttura accademica (un vecchio professore delle superiori, un parente professionista nel tuo campo).
- Una persona che non fa più parte della tua vita ma la cui influenza è rimasta visibile nel lavoro.
Frasi d'apertura tipiche: "Una menzione speciale va a…", "Un ringraziamento particolare a…", "Infine, una menzione speciale per…".
Posizione e lunghezza: quasi sempre alla fine dei ringraziamenti, come una sorta di crescendo; metterla all'inizio ne diluisce il peso. Lunghezza: da una a tre frasi. Una menzione "speciale" perde di significato se dura cinque paragrafi — la misura è il punto.
Dove inserirli e come strutturare la pagina
La posizione standard dei ringraziamenti è subito dopo il frontespizio e l'eventuale dedica, prima dell'indice e dell'introduzione. Hanno una pagina propria intitolata semplicemente "Ringraziamenti" (centrato, stesso carattere del titolo dei capitoli). Alcuni atenei accettano la posizione finale, dopo le conclusioni e prima della bibliografia: confermate sempre con il regolamento del vostro corso di laurea.
La differenza tra dedica e ringraziamenti è importante. La dedica è una sola riga (massimo due), in apertura, dedicata a una persona o a un valore astratto: "A mia nonna", "Ai miei genitori", "A chi non si è mai arreso". I ringraziamenti sono invece la sezione articolata che elenca le persone con motivazioni concrete. Si possono usare entrambi: prima la dedica, poi la pagina dei ringraziamenti.
La lunghezza ideale è una pagina, massimo una pagina e mezza (da 250 a 500 parole). La formattazione standard prevede paragrafi separati da una riga vuota, allineamento giustificato come il resto della tesi, stesso interlinea (1,5 nella maggior parte degli atenei). Niente grassetti, niente corsivi tranne per i nomi propri se è una vostra convenzione di stile.
Una regola pratica: scrivete i ringraziamenti per ultimi, quando la tesi è già stata consegnata o sta per esserlo. Scriverli a freddo fa venire fuori testi generici; aspettare gli ultimi giorni vi permette di avere ben presente chi davvero vi ha sostenuto, in che momento e in che modo specifico.
Sei errori comuni da evitare
Vediamo passare migliaia di tesi all'anno e questi sono gli scivoloni più frequenti nei ringraziamenti. Sono tutti facilmente evitabili con un po' di consapevolezza in fase di scrittura.
⚠︎ Lista lunga di nomi senza personalizzazione
Elencare 30 persone con la stessa formula ("grazie a X, Y, Z, W…") fa l'effetto biglietto di auguri di gruppo. Meglio scegliere 5-7 destinatari principali e dedicare a ognuno 2-3 righe sostanziose. Le persone non incluse capiranno: non si offendono per una tesi, si offenderebbero se chiamate ma con due parole vuote.
⚠︎ Adulazione retorica al relatore
Frasi tipo "il più grande maestro che la mia carriera abbia conosciuto" suonano false e mettono in imbarazzo il relatore stesso. Restate concreti: cosa avete imparato di specifico, in quale momento il suo intervento ha cambiato la rotta della tesi, perché siete grati al suo metodo.
⚠︎ Ringraziamenti che sembrano un'autobiografia
I ringraziamenti non sono il diario degli anni di università. Evitate aneddoti lunghi, citazioni di libri o frasi celebri non collegate al destinatario. Una pagina e mezza è il massimo: oltre, perdono di efficacia e nessuno li legge per intero.
⚠︎ Tono sentimentale eccessivo
Lacrime preventive, dichiarazioni iperboliche, riferimenti a destini e sogni: meno è più. Il pubblico della discussione apprezza la sobrietà. Un ringraziamento misurato è memorabile; uno sopra le righe scivola via.
⚠︎ Riferimenti privati o offensivi
Ricordate che la tesi è un documento ufficiale archiviato dall'università. Niente ironie su ex-fidanzati/e, niente frecciate a docenti rivali, niente private joke che solo voi e un amico capirete. Tra dieci anni vi pentirete.
⚠︎ Errori di battitura
Per quanto curato sia il lavoro, una "h" mancante in "ho ringraziato" o un nome scritto male nei ringraziamenti restano impressi. Fate rileggere a una persona estranea al lavoro: l'occhio fresco trova quello che il vostro non vede più.
Domande frequenti
- Dove si inseriscono i ringraziamenti nella tesi di laurea?
- I ringraziamenti vanno collocati prima dell'introduzione, subito dopo il frontespizio e l'eventuale dedica. Hanno una pagina propria con il titolo "Ringraziamenti" centrato. Solo in alcuni atenei (e su preferenza personale) possono essere messi alla fine della tesi, dopo le conclusioni: in entrambi i casi confermate con il regolamento del vostro corso di laurea.
- Qual è la differenza tra dedica e ringraziamenti?
- La dedica è una sola riga (massimo due) all'inizio della tesi, dedicata a una persona o a un valore: "A mia nonna", "Alla mia famiglia", "A chi non si arrende". I ringraziamenti sono una pagina o due con un elenco di persone a cui si vuole esprimere gratitudine, con motivazioni concrete. Si possono usare entrambi: prima la dedica, poi i ringraziamenti.
- Quanto devono essere lunghi i ringraziamenti tesi?
- L'ideale è una pagina, massimo una pagina e mezza. In termini di parole, da 250 a 500. Più lunghi diventano stancanti per chi legge, più corti rischiano di sembrare frettolosi. La scrittura va curata: poche righe per ogni destinatario, sostanziose ma non prolisse.
- Come ringraziare qualcuno che non c'è più?
- Con misura e rispetto. Un paragrafo dedicato, in toni quieti, che riconosce il contributo che quella persona ha dato alla vostra formazione o alla persona che siete oggi. Esempio: "Un pensiero va a [Nome], che non c'è più ma il cui esempio mi ha accompagnato in tutti questi anni di studio. Avrebbe voluto essere qui oggi, e in qualche modo lo è." Niente lunghe digressioni: la sobrietà è più potente della commozione costruita.
- Posso scaricare un PDF di esempi di ringraziamenti tesi?
- Sul nostro shop online non distribuiamo PDF di template: pensiamo che ringraziamenti generici copia-incolla diano un risultato peggiore di poche righe scritte di proprio pugno. Gli esempi che trovi in questa guida coprono i destinatari principali: prendili come spunto, adattali al tuo rapporto reale con ogni persona. Se hai bisogno di un riscontro sul testo finale prima della stampa, vieni in negozio o mandaci la bozza a stampa@guug.it: ti diciamo se funziona.
- Posso ringraziare il mio cane o il mio gatto?
- Sì, è una scelta sempre più comune e funziona se è autentica. Una riga, sobria, possibilmente in chiusura: "A [nome animale], compagno silenzioso di tutte le ore di studio." Esagerare con paragrafi dedicati all'animale sposta l'equilibrio dei ringraziamenti su di lui invece che sulle persone che vi hanno realmente sostenuto.
- Devo ringraziare anche il segretariato e il personale tecnico?
- Se hanno avuto un ruolo concreto nel vostro lavoro (es. tecnici di laboratorio per tesi sperimentali, bibliotecari per ricerche d'archivio approfondite, segreteria didattica per pratiche complesse), assolutamente sì: una riga per ognuno, con il loro ruolo specifico. È un gesto poco frequente che lascia il segno e fa colpo durante la discussione.
- Devo scrivere i ringraziamenti prima o dopo il resto della tesi?
- Dopo. Sempre. I ringraziamenti scritti prima che il lavoro sia finito sono speculativi; quelli scritti a lavoro concluso sono accurati. Scriveteli nell'ultima settimana, quando sapete davvero chi ha contribuito e in che modo.
- Devo ringraziare gli enti che hanno finanziato la ricerca?
- Sì — e spesso è obbligatorio, non facoltativo. Borse di studio, assegni di ricerca, accesso a laboratori, permessi d'archivio: vanno in un paragrafo separato e fattuale, di solito verso l'inizio dei ringraziamenti. Controlla le linee guida dell'ente finanziatore: molti indicano la formula esatta da usare per la citazione.
◆ Continua a leggere
◆ Pronto a stampare?