◆ In breve
La dedica si mette subito dopo il frontespizio, prima dell'indice, su una pagina tutta sua: niente titolo, niente numero di pagina. È facoltativa ed è breve, una riga, al massimo tre. Di solito sta in alto a destra, in corsivo. Non va confusa con i ringraziamenti, che chiudono la tesi e occupano una pagina intera. Se stampi in fronte-retro, la dedica va su una pagina di destra e il suo retro resta bianco. Più sotto trovi 33 esempi, divisi per destinatario.
Dove si mette la dedica
In apertura, dopo il frontespizio e prima dell'indice. È l'ordine che si ritrova nelle linee guida d'ateneo che la prevedono. Il Dipartimento SPGI dell'Università di Padova, per esempio, lo scrive così: «pagina della dedica: è facoltativa e segue la pagina del frontespizio» (indicazioni redazionali SPGI). Nello stesso documento c'è anche l'altra regola che conta: le pagine prima dell'indice, frontespizio e dedica compresi, non si numerano.
La sequenza completa, quindi: copertina, frontespizio, dedica, indice, testo, bibliografia, eventuali allegati e, in fondo, i ringraziamenti. È così nella maggior parte delle tesi che stampiamo a Roma: la dedica apre il volume, i ringraziamenti lo chiudono.
Due cose da controllare prima di impaginare:
- Il regolamento del tuo corso. Non tutti nominano la dedica. Le indicazioni del Dipartimento di Filosofia della Sapienza, per dire, fanno seguire l'indice direttamente al frontespizio (norme redazionali). Non è un divieto, ma se il tuo corso è rigido una domanda al relatore costa poco.
- Il fronte-retro. Se stampi fronte e retro, la dedica va su una pagina di destra, con il retro bianco. Così apre il libro come il frontespizio, che il retro stampato non ce l'ha mai, e l'indice parte a sua volta a destra. In solo fronte il problema non c'è.
Come si impagina: una pagina, poche righe, niente titolo
La dedica si vede, ma non deve farsi notare. Le convenzioni sono poche e valgono quasi ovunque:
- Pagina a sé. Solo la dedica, nient'altro: niente titolo «Dedica», niente numero di pagina.
- In alto a destra, più o meno a un terzo dall'alto. Anche il centro della pagina è accettato, ma in alto a destra è la posizione classica.
- Corsivo o tondo, nello stesso carattere della tesi, in corpo uguale o di poco più piccolo. Niente grassetto, niente maiuscolo, niente colori.
- Breve. Una riga è l'ideale, tre sono il massimo. Se ti servono dieci righe, sono ringraziamenti.
- Senza firma. La tesi è già tua, il nome in fondo non serve. Le virgolette servono solo per una citazione, e allora va anche l'autore.
In Word, dopo il frontespizio inserisci un'interruzione di sezione Pagina dispari (Layout → Interruzioni): se serve, Word aggiunge da solo la pagina bianca. Scrivi la dedica, allineala a destra e abbassala con lo spazio prima del paragrafo, non con una fila di invii a vuoto, che si spostano appena cambi un margine. Stessa interruzione prima dell'indice.
In LaTeX, con la classe book in twoside basta un \cleardoublepage prima e dopo, la dedica dentro un flushright e \thispagestyle{empty} per togliere il numero.
Prima di mandare il PDF in stampa, aprilo in vista a doppia pagina e controlla che frontespizio e dedica cadano a destra. Da un PDF sfogliato una pagina alla volta non si vede.
Dedica, ringraziamenti, citazione: tre cose diverse
Dedica
In apertura · 1-3 righeA chi dedichi il lavoro: una persona, un gruppo, un'idea. Non spiega il perché, lo dice e basta.
Ringraziamenti
In fondo · 1-2 pagineChi ti ha aiutato, e come: relatore, famiglia, amici, ognuno con il suo motivo. Esempi nella guida ai ringraziamenti.
Citazione (epigrafe)
In apertura o a inizio capitoloLa frase d'autore che introduce il tema. Può stare con la dedica, anche sulla stessa pagina, con l'autore sotto.
Esempi di dedica ai genitori
È la dedica più cercata e la più scritta. Funziona quando dice una cosa sola e vera: se la tua famiglia ha fatto un sacrificio preciso, un lavoro in più, i viaggi per venirti a trovare, un trasloco, nominarlo in quattro parole vale più di qualsiasi formula. Dove leggi [Nome], metti il tuo.
- Ai miei genitori.
- A mamma e papà, che ci hanno creduto prima di me.
- Ai miei genitori, per ogni sacrificio che non mi hanno mai fatto pesare.
- A mia madre e a mio padre: questa laurea è anche vostra.
- Alla mia famiglia, il mio punto fermo.
- A mamma, che ha vissuto ogni esame come fosse suo.
- A papà, che mi ha insegnato a finire le cose che comincio.
- Ai miei genitori, che mi hanno lasciato scegliere.
- A chi mi ha dato le radici e poi le ali: mamma e papà.
- Alla mia famiglia, che ha aspettato questo giorno quanto me.
«Mamma e papà» o «ai miei genitori»? Il primo è più caldo, il secondo più sobrio: tutti e due vanno bene, la tesi non ha un registro obbligato per la dedica.
Ai nonni, a chi non c'è più, al partner, agli amici, a te
Ai nonni
- A nonna [Nome], che voleva vedermi con la corona d'alloro.
- Ai miei nonni, la prima biblioteca che ho conosciuto.
- A nonno [Nome], che firmava le mie pagelle con orgoglio.
- Ai nonni, che mi hanno insegnato il valore del tempo.
A chi non c'è più
- In memoria di [Nome].
- A papà, che questo giorno lo vede da un'altra parte.
- A mio nonno, che mi ha insegnato a leggere.
- A [Nome]: in ogni pagina c'è un po' della tua voce.
La formula più sobria, «In memoria di», regge anche gli anni sotto il nome. Se non sai cosa credesse la persona, lascia fuori il cielo e gli angeli.
Al partner
- A [Nome], che ha sopportato le notti di studio e il mio umore.
- A te, che c'eri a ogni sessione.
- A [Nome], per il caffè delle sei del mattino.
A fratelli e amici
- A mia sorella, prima lettrice e prima critica.
- Ai miei amici, la mia pausa preferita.
- A [Nome], compagno di biblioteca e di tutto il resto.
A se stessi
- A me, che non ho mollato.
- A me stessa, per ogni volta che avrei voluto smettere e non l'ho fatto.
- Alla ragazza che ero al primo anno: ce l'abbiamo fatta.
È una scelta sempre più comune. Funziona se è sincera o ironica; stona se suona come una didascalia da social.
Ai figli
- A [Nome], perché un giorno sappia che si può fare.
Dediche con una citazione
Una citazione può sostituire la dedica o accompagnarla, con l'autore sotto e l'opera se la conosci. Cinque che si possono verificare sul testo:
- «Fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza.» Dante, Inferno, canto XXVI.
- «Non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus difficilia sunt.» Seneca, Lettere a Lucilio, 104: non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili.
- «Non omnis moriar.» Orazio, Odi, III, 30. Non morirò del tutto: si adatta bene a una dedica in memoria.
- «Per aspera ad astra.» Motto latino, attraverso le difficoltà fino alle stelle.
- «Cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.» Italo Calvino, Le città invisibili.
⚠️ Le citazioni false girano più di quelle vere: Internet è pieno di frasi attribuite a Einstein o a Seneca che non hanno mai scritto. Se non trovi la frase nell'opera, non metterla sotto il nome di un autore. In commissione può esserci chi quell'autore lo conosce bene.
Cinque errori da evitare
- La dedica lunga. Dieci righe sono ringraziamenti scritti nel posto sbagliato. Se hai tanto da dire, dillo in fondo.
- Il titolo «Dedica». Si capisce da sola: il titolo toglie l'aria alla pagina.
- La dedica sul retro del frontespizio. In fronte-retro finisce sulla pagina di sinistra, e sembra una pagina dimenticata. Va a destra, dopo un retro bianco.
- La citazione senza verifica, o senza autore. Vedi sopra.
- Cambiarla dopo la stampa. La dedica, come i ringraziamenti, è tra le ultime cose che si scrivono. Rileggila per ultima, con i nomi scritti giusti, prima di mandarci il PDF: una copia già rilegata si rifà da capo.
Domande frequenti
Dove si mette la dedica nella tesi di laurea?
Subito dopo il frontespizio e prima dell'indice, su una pagina propria senza titolo e senza numero. Se la tesi è in fronte-retro, la dedica va su una pagina di destra con il retro bianco. I ringraziamenti invece stanno in fondo: è così nella maggior parte delle tesi che stampiamo a Roma.
La dedica nella tesi è obbligatoria?
No, è facoltativa. Alcuni regolamenti la prevedono esplicitamente come pagina facoltativa, altri non la nominano. Se il tuo corso ha regole rigide sull'ordine delle pagine, chiedi al relatore.
Quanto deve essere lunga la dedica della tesi?
Una riga, al massimo due o tre. Oltre, diventa una pagina di ringraziamenti e conviene spostarla in fondo alla tesi.
La dedica va in corsivo?
Di solito sì, allineata in alto a destra, nello stesso carattere della tesi. Non è una regola: il tondo va bene lo stesso. Da evitare grassetto, maiuscolo e colori.
Si possono mettere sia la dedica sia i ringraziamenti?
Sì, ed è la cosa più comune: la dedica in apertura, i ringraziamenti in chiusura. Evita di ripetere le stesse persone con le stesse parole in tutte e due le pagine.
Si può dedicare la tesi a se stessi?
Sì, è una scelta sempre più diffusa. Tienila breve e sincera, per esempio: «A me, che non ho mollato».
Posso cambiare la dedica dopo aver mandato la tesi in stampa?
Prima della stampa sì: basta mandarci il PDF nuovo. Dopo no, perché una copia già rilegata si rifà da capo. Per questo conviene rileggere la dedica per ultima, controllando i nomi, prima di mandarci il file.
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